Posts Taggati come ‘arte’
Le scarpe di tessuti riciclati di Netamir
Neta Amir è un giovane designer israeliana di 32 anni, che lavora e vive a Tel Aviv.
Dopo essersi laureata nel 2003 allo Shenkar Institute of Design ha lavorato per alcuni anni all’interno di aziende tessili, fino a quando nel 2005 ha deciso che fosse giunto il momento di mettersi in proprio e dedicarsi a creare qualcosa di più unico e creativo.
Ha iniziato con delle art dolls in tessuto riciclato, e presto molte delle sue bambole hanno trovato posto in musei e gallerie d’arte.
Ma la bellezza degli accessori che creava per le sue bambole era tale che sempre più persone le chiedeva di replicarle in taglie adatte agli esseri umani. Continua a leggere… »
da Tostoini
L’arte “spiaggiata” di Anke Paap
Per chi vive lontano dal mare fare una passeggiata sulle nostre spiagge durante l’inverno non è cosa che capiti spesso, ma per chi abita sulla costa una passeggiata sul bagnasciuga è un’abitudine usuale anche nei mesi freddi.
La differenza principale con l’estate è quello che si vede sulla spiaggia. Anziché bagnanti, asciugamani, ombrelli e palette, sulla spiaggia di ritrovano i residui della civiltà industriale.
Tra pezzi di plastica, tappi di bottiglia, cocci di vetro levigati dalla sabbia e dalle ondate si trovano anche conchiglie, alghe, pezzi di legno e brandelli di reti, oggetti che avrebbe più senso rinvenire su una spiaggia. Ma principalmente di avanzi della società occidentale si tratta.
Non è un bello spettacolo, ma c’è anche chi da questi materiali di risulta ha tirato fuori delle opere d’arte: Anke Paap. Continua a leggere… »
da Tostoini
riartEco, a Firenze dal 17 aprile
Se vi trovate a Firenze, o se non siete di Firenze ma stavate giusto cercando una buona scusa per passare un finesettimana, vi segnaliamo una mostra che apre i battenti proprio oggi per andare avanti sino al 30 aprile: riartEco.
La mostra è ospitata presso la Biblioteca delle Oblate, ed è un’idea dell’associazione Pop Point of Presence, arrivata ormai alla sua sesta edizione.
L’idea che sta dietro riartEco però non è quella di una semplice mostra: oltre agli aspetti artistici ed espositivi, quella che viene proposta è piuttosto una riflessione organica sul modo di rapportarsi ai prodotti e ai materiali, mostrando come tutto il ciclo di vita sia da ripensare. Per questo sono previsti durante l’arco della mostra una serie di approfondimenti con esperti e altre figure.
Inoltre, i visitatori della mostra potranno esprimere la propria preferenza su quale sia il pezzo migliore dell’esposizione: ogni visitatore all’ingresso riceverà una scheda, con cui votare l’opera più bella. Il lavoro vincitore rimarrà esposto nella Biblioteca per uno anno. Continua a leggere… »
da Tostoini
2,4 milioni di pezzi di plastica per Chris Jordan
Praticamente tutti conoscono La grande onda, la xilografia del 1832 realizzata da Katsushika Hokusai. Non tutti sapranno che si intitola La grande onda e non avranno sentito nominare Hokusai, ma l’immagine ormai è parte di un immaginario universale immediatamente riconoscibile. Molto meno noto è il Pacific Trash Vortex e i suoi simili.
Proprio per sensibilizzare il mondo sul problema di tutta la plastica che ogni giorno finisce in mare con conseguenze disastrose per l’ecosistema marino, il fotografo Chris Jordan ha realizzato un’opera d’arte riciclata di dimensioni titaniche: una replica perfetta de La grande onda.
Ma anziché pennello e colori, ha utilizzato oltre due milioni di frammenti di plastica.
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da Tostoini
Ultimo commento:
di LabSpace il 01/1/70
Le graffette di Baptiste Debombourg
Guardate queste figure che sembrano uscite da un dipinto di Michelangelo, con quei corpi scultorei e che all’occhio ricordano un po’ delle xilografie.
Ma al posto di minutissime incisioni nel legno, i piccoli tratti che compongono la figura e i chiaroscuri non sono altro che graffette.
Comunissime graffette da ufficio.
Baptiste Debombourg ha utilizzato oltre 35.000 graffette per il suo progetto, un’opera che ha richiesto oltre 75 ore di lavoro ininterrotto.
Non guarderete più la graffettatrice sulla vostra scrivania con gli stessi occhi.
da Tostoini
Le vetrate riciclate di Daniel Maher
Spesso quando si lavora con materiali riciclati sono gli oggetti stessi a suggerire un possibile modo di riutilizzarli.
E’ quello che succede a Daniel Maher quando cerca la materia prima per le sue coloratissime vetrate.
Daniel si occupa sia di creare pezzi propri che di restaurare creazioni storiche – come ad esempio le vetrate artistiche di Tiffany o LaFarge.
Per le sue creazioni utilizza principalmente vetro proveniente da bottiglie di profumi, di liquori, bicchieri in stile modernista, arzigogolate bottiglie da salotto, lasciando che siano le forme e i colori originali dei pezzi a suggerire come utilizzarli assieme armonicamente.
da Tostoini
Un candelabro con pezzi di una vecchia bici
Carolina Fontoura è un’artista di origini per metà messicane e per metà braisiliane. La sua prima esibizione personale, “Connect”, ha trovato un eco sui blog di tutti il mondo dedicati all’arte, al riciclaggio e al design per la particolarità delle sue creazioni. Carolina crea infatti dei lussuosissimi lampadari chandelier interamente composti di parti di vecchie biciclette. Continua a leggere… »
da Tostoini
Trash art a Tokyo
Tra i molti modi per sensibilizzare le persone sul fatto che non tutto quello che finisce nei rifiuti è effettivamente spazzatura c’è l’arte. Partendo da questo presupposto, il Global Environment Information Center (GEIC) ha chiesto ad artisti come Fuji Hiroshi e Ohmaki Shinji di creare delle opere completamente realizzate con materiali provenienti dalle discariche. Il risultato è “Is it Waste?” una mostra che include lavori realizzati con rottami, gomme di automobili, ed altri materiali di scarto della società del consumo.
da Tostoini






